L'energia di Volta, la medicina del futuro. 200 anni di innovazione scientifica
L'energia di Volta, la medicina del futuro è l'evento promosso dal Comitato Nazionale per la Celebrazione del Bicentenario della morte di Alessandro Volta, nell'ambito delle celebrazioni voltiane. A partire dalla "scintilla" della pila - prima sorgente stabile di energia elettrica - l'incontro mette in dialogo l'eredità scientifica di Volta con le sfide più attuali della salute. Ricercatori, clinici, innovatori e istituzioni si confrontano su come sta cambiando la medicina: più predittiva, personalizzata, digitale e sostenibile. Tra le traiettorie di sviluppo più rilevanti, anche le scienze di frontiera, incluse le applicazioni della tecnologia quantistica in ambito medico e biomedico. Un appuntamento che intreccia ricerca, innovazione e impatto sociale nel segno di 200 anni di progresso scientifico.
Volta non ha “solo” inventato la pila: ha inaugurato un modo nuovo di pensare l’energia come infrastruttura della conoscenza. Con la prima sorgente continua e controllabile di elettricità, la scienza ha smesso di inseguire fenomeni intermittenti e ha iniziato a costruire esperimenti ripetibili, strumenti misurabili, tecnologie trasferibili. È lì che nasce una parte decisiva della modernità: l’idea che l’innovazione non sia un episodio isolato, ma un sistema che rende possibile il progresso.
È proprio in questa traiettoria che si inserisce L’energia di Volta, la medicina del futuro: una giornata pensata per collegare la lezione voltiana alle trasformazioni più profonde che oggi attraversano la salute. Se l’elettricità ha reso possibile la strumentazione diagnostica moderna, i dispositivi elettromedicali e molte delle tecnologie cliniche che diamo per scontate, la medicina contemporanea sta compiendo un ulteriore salto di scala: integrare dati, conoscenza e strumenti avanzati per anticipare i rischi, personalizzare i percorsi di cura e aumentare l’efficacia delle terapie.
In questo scenario, il valore dell’eredità di Volta è anche metodologico: rigore sperimentale, misurabilità, capacità di tradurre la ricerca in soluzioni concrete. Oggi quel metodo si ritrova nell’evoluzione verso una medicina sempre più predittiva (capace di intercettare segnali deboli e prevenire), personalizzata (centrata sulla persona e non sul caso standard), connessa (tra ospedale e territorio), responsabile (attenta a sicurezza, etica e sostenibilità). È un passaggio che non riguarda soltanto nuove macchine o nuovi software: riguarda un modo diverso di intendere la cura, più integrato e orientato all’impatto.